domenica 8 giugno 2014

In realtà volevo scrivere un post sulle prime sette puntate della stagione finale di Mad Men ma al momento non saprei scrivere nient'altro se non "Matthew Weiner sei un fottutissimo genio" quindi facciamo che con calma me le riguardo e ritorno a fare un'analisi con un minimo di gusto. Qualche aggiornamento random e poi passo al cuore di questo post che è "Perché Davidino non hai fatto 2500 stagioni di Doctor Who?"


E' iniziata una serie che promette bene e non per nulla è targata AMC. Mad Men mi leggi? Molti magazine oltreoceano l'hanno già paragonata al grande capolavoro della rete ma... attenzione. Mad Men ha una scrittura che purtroppo non sarà raggiungibile facilmente quindi smettiamola now di urlare al capolavoro e prendiamola con le pinze. Se togliamo una decina di somiglianze e soprattutto ci si toglie Mad Men dalla mente (ok, questo è un problema mio) Halt and Catch Fire non sembra malaccio. Riassuntone del riassunto: narra della rivoluzione informatica, anni Ottanta. Sembra una serie tv ben fatta, c'ha del potenziale e c'è Mackenzie Davis (che pare la sorella giovane di Robin Wright in HOC) che al momento è il lato più interessante. Ho visto solo il pilot quindi ovviamente 50 minuti non bastano per decretare il successo o la disfatta ma in periodi di magra come questi, dove la cosa più bella sono i ritorni dello scorso anno (In The Flesh, Vikings (che però è già finito assieme a The Americans), Orange is the new black, Orphan Black e altri ancora che al momento non ricordo), Halt and Catch Fire quanto meno fa alzare il livello di attenzione dalla soglia "cestino" a "guardiamolo". 

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Bene, passiamo a Doctor Who

In realtà io il Dottore l'ho scoperto solo recentemente, sarà stato un annetto fa, mese in più mese in meno. Non che non ne avessi mai sentito parlare ma la fantascienza l'ho sempre presa a piccole dosi ed ero ancora scottata da Fringe che, non c'entra assolutamente nulla con Doctor Who, ma era la mia serie tv di fantascienza del cuoricino. Quindi non ero mai stata spinta da un profondissimo interesse nel guardarla. Fortunatamente esiste il Condominio ed esiste Twitter.

Doctor Who è una serie tv immensa. Non solo perché ha una storia importante e poderosa che tutti sanno (o per lo meno c'è la spiegazione su Wikipedia) che fluttua fra la serie classica e la nuova serie. Una storia, televisivamente parlando, molto originale. Ho iniziato spinta dal Condominio a vedere il Dottore (ovviamente partendo dalla serie nuova che già sono una lumaca così) all'incirca un annetto fa (almeno penso, io e le tempistiche non siamo mai diventate amiche per la pelle) e all'inizio si ha difficoltà ad entrare nel mondo del dottore. Perché una serie tv così, non c'è nulla da fare, non l'hai mai vista. C'è una bionda dal sorrisone che durante le prime puntate ti fa alzare il sopracciglio ma poi entra nelle tue "grazie" perché diventerà la prima companion del Dottore e poi ci sono effetti che ti viene voglia di fare una donazione alla produzione, affinché quegli obbrobri siano migliorati subito... ma.... in qualche modo, anche se è difficile il primo approccio, ci si innamora lentamente e nello stesso tempo velocemente della Prima Stagione di Doctor Who! Probabilmente molte cose non sono ancora chiare, sai che ti stai avventurando in un mondo complesso e sei solo all'inizio ma già con la prima stagione s'inizia a scorgere delle finestre a cui aggrapparsi, delle finestre che ti viene voglia di spalancare subito ma sai che invece dovrai pazientare. 

Preciso che il mio commento su Doctor Who è tutto di "pancia" come direbbe la Ventura (citazione colta). Non ci provo neanche a fare un'analisi più o meno oggettiva di un prodotto che è stato studiato e discusso da tutti perché, Doctor Who rappresenta la storia televisiva inglese che lo erge come una serie tv speciale, a cui è difficile e nello stesso tempo facile approcciarsi. La domanda numero 1 è: "Se ti piace così tanto perché c'hai messo mesi per vedere 4 stagioni?". Il Dottore è un prodotto molto molto complesso e da trattare con una dose di rispetto e reverenza, secondo me, bisogna avere il giusto mood e il giusto stato morale per vederlo. Dopo una giornata di lavoro, quando hai bisogno di staccare il cervello, c'è bisogno di una serie tv cuscinetto, una di quelle che "anche se ti perdi 10 minuti perché ti addormenti non succede niente, tanto la storia la capisci". Del Dottore non ci si può perdere un nanosecondo e, ogni tanto, anche se hai seguito tutto alla perfezione, ci sono alcuni tasselli che mancano comunque, perché verranno riempiti successivamente ma tu sei lì a pensare "ma io perché questo particolare non lo so ancora?". 

Doctor Who è una serie maestosa. Probabilmente non esiste un prodotto televisivo così immenso, anche perché definirla semplicemente serie tv probabilmente è molto limitativo. Ci vuole testa, tempo, e una buona dose di fazzoletti di carta e di peluche per vedere Doctor Who, non solo quando arriva David Tennant nella sua splendida interpretazione del decimo dottore, ma anche per tutte le companion, tutti i personaggi che compaiono e ti fanno affezionare immediatamente. E' una serie tv che va vista, almeno una volta nella vita. 

Io come solito sono arrivata in ritardo e con Doctor Who ho fatto un casino senza precedenti. Tutto sommato è straniante vedere una stagione a così tanti anni di distanza dalla trasmissione. Perché si nota che la serie ha i suoi annetti sulle spalle ma diventi parte di un "recupero" che non è vissuto solo in prima persona. C'è anche da dire che David Tennant io non l'ho conosciuto con il Dottore come la stragrande maggioranza delle persone quindi vederlo nella sua prova più alta è stato pura bellezza ed inutile dire mi ha elevato ancor più a fangirl spietata. Giunta alla fine (degli speciali) della quarta stagione, la rigenerazione con il mascellone è stata un colpo al cuore (Sorry, Matt Smith, so che troverai il modo di farti voler bene pure tu). Ovviamente ero ben spoilerata a dovere, sapevo già tutto, ma la separazione fa comunque male. Malissimo. Rivedi le companion, da Rose a Martha, senza dimenticare Donna e il nonno e ti viene voglia di abbracciarli assieme a Ten, che sai che non si scorderà facilmente. 

Christopher Eccleston, seppur per una sola stagione, è riuscito nell'impresa di "introdurre" Doctor Who anche grazie a Rose Tyler che non è la mia companion preferita ma Rose è Rose. E' la prima companion, è quella che strappa il cuoricino dei Dottori, è quella con il sorriso a 450 denti che ti fa empatizzare con lei. Oddio, ci sono un paio di puntate dove la prenderesti volentieri a testate ma Ten e Rose sono fra i momenti più belli di Doctor Who. Nella prima stagione poi compaiono i Dalek e anche se è subito evidente che sono esseri da odiare in realtà sono bellissimi, sono così diabolici che si adorano. A pelle. Immediatamente. Sono geniali. 

La seconda stagione vede la comparsa di David Tennant e... qua c'è poco da fare. Il Dottore è lui. Davidino si adora a pelle. E' perfetto, in qualsiasi momento, in qualsiasi lotta che deve affrontare, in qualsiasi puntata. Il Dottore e Rose insieme sono belli da togliere il fiato, Doomsday è una puntata proprio "fisicamente" straziante. Doomsday è un capolavoro, è fino ad ora il finale più bello di Doctor Who e i Daleks vs Cybermen non si dimenticano facilmente, anzi. C'è il dialogo più bello di Doctor Who, per me. E' una puntata che spacca il cuore eppure va applaudita per la sua grandiosità.


Per fortuna arriva Martha che, teoricamente, sarebbe da odiare, subito, perché negli occhi c'è ancora Rose, invece Martha Jones a me è piaciuta immediatamente. E' forte quando Ten è ancora in lutto per Rose, Martha è cazzuta, fragile, intelligente, furba per entrambi. Quando mi sono approcciata a Doctor Who, leggendo qui e là e spoilerandomi le parti più belle non avevo mai letto di Martha e secondo me è un peccato. E' probabilmente la companion più sottovalutata eppure Martha Jones è stata fantastica, è stata un personaggio che ha portato una ventata di positività all'interno di un momento piuttosto cupo di Doctor Who. Non era facile superare Rose eppure Martha non si è mai messa in competizione, è andata per la sua strada, cercando di vivere al meglio il periodo con il Doctor e anche quando se ne è andata l'ha fatto con una classe irraggiungibile. 


Nella terza stagione c'è la mia puntata preferita, fino ad ora, di Doctor Who, ossia Blink. I weeping angels fanno una paura fottuta ma sono così poetici da strappare il cuoricino. Aggiungici una giovanissima (e sempre brava) Carey Mulligan e il risultato è un episodio molto particolare, che si allontana dai classici episodi di Doctor Who. "Don't blink. Blink and you're dead. Don't turn your back. Don't look away. And don't blink. Good luck". Decidere il capolavoro dei capolavori fra Doomsday e Blink non è facile.

Dopo un finale strano dove Martha ancora una volta si dimostra la companion più intelligente e positiva, la quarta inizia con Partners in Crime che è la terza mia puntata preferita di Doctor Who assieme a Dalek (Prima Stagione. Il primo incontro con i daleks non si scorda facilmente). Sto cercando un termine meno bimbominchioso per definire la prima puntata della quarta stagione ma niente è così emblematico come "puccioso". Gli adipose strappano il cuoricino di tenerezza. Dopo i weeping angels sono le mie creature preferite fino ad ora. Terzo posto dedicato agli Ood che trasudano malinconia da tutti i pori. Gli adipose sono così teneri che ogni tanto vale la pena di riguardare la puntata anche solo farsi invadere dalla tenerezza. Poi è la puntata con l'incontro fra Donna e il Dottore. Una puntata così bella e positiva va ricordata proprio perché non si porta il dolore di Doomsday o quel senso di inquietudine che porta con sé Blink, è complementare.


Donna è la companion che meglio si adatta al Decimo Dottore. Insieme sono perfetti anche perché Ten è più disponibile verso di lei. Martha purtroppo si portava inevitabilmente il peso del retaggio di Rose. Non che Ten abbia mai in realtà dimenticato Rose ma con Donna è già più "pronto" ad avere una companion al suo fianco. Donna è fighissima, percula il Dottore, è spavalda, non ha paura di niente, si mette sempre in competizione con il Dottore anche quando lei è un'umana che potrebbe morire in un nanosecondo anche se, ogni volta, t'uccide dentro il fatto che lei non ricordi il Dottore. Per vedere la quarta stagione di Doctor Who mi ci sono voluti all'incirca 4/5 mesi, forse di più. Durante gli speciali fra la quarta stagione e la quinta sapevo benissimo che David Tennant mi avrebbe salutata inevitabilmente e non ero assolutamente pronta a ciò. In realtà non lo ero neanche oggi ma prima o poi si dovrà pur arrivare alla fine, no? Quindi mi sono armata di peluche, cioccolata e gelato e ho affrontato le puntate conclusive. 

A parte "Ciao nonno di Donna, mi sei mancato tantissimo" mi aspettavo meglio *qui partono gli insulti*. Nel senso che la puntata (anzi le due puntate) avrebbero potuto essere molto più emotive secondo me, invece tutto sommato è abbastanza contenuta la tragedia finale. Cercano di avvicinarti alla fine portandoti su un cavallo bianco, non ti buttano da un aereo in corsa senza paracadute. Però gli ultimi 15 minuti finali di The End of Time sono un supplizio, ci si ritrova a singhiozzare platealmente manco fosse morto il gatto. Ten che "rivive" le sue companion e i personaggi che hanno fatto parte della sua storia è un momento da inserire fra quelli "da ricordare" di Doctor Who. 

Are you ready per la Quinta Stagione?
Io no ma ci proverò. Prima o poi. 



domenica 25 maggio 2014


Perché Cannes, è sempre Cannes! Iniziamo con il dire che in questo post non si parlerà di cinema in quanto noi poveri mortali non abbiamo ancora potuto vedere una cippa di quanto proposto al Festival di Cannes 2014. Oddio, qualcosa è già uscito nelle sale italiane ma si sa, la sottoscritta recupera i film almeno 10 anni dopo dalla loro uscita. Leggasi: sulle uscite cinematografiche sono pressoché poco utile. Modalità tartaruga nei recuperi sempre attiva. Per un motivo troppo lungo da spiegare ho tifato (leggersi fangirlato spassionatamente) per la vittoria di Xavier Dolan. Regista che suscita sempre crisi esistenziali, visto che a 25 anni ha già una lunga lunga lunga e promettente carriera. Insomma uno che ti fa suscitare qualche domanda sulle priorità della propria vita.

Passiamo all'argomento del post ossia agli abiti e soprattutto le oscenità sfoggiate sul red carpet. Quest'anno devo ammettere che le star si sono vestite di buon gusto e non so quale Dio le abbia consigliate abbastanza bene. Ma, fortunatamente per noi, qualche obbrobrio da red carpet si è manifestato comunque.

GLI ABITI DA "RUBARE" IMMEDIATAMENTE, ALMENO CON LA FANTASIA

Bellissime soprattutto 3 grandi dame: Blake Lively sempre costantemente presente come una zanzara (ma molto, molto chic), Jessica Chastain che ha sfoggiato tre abiti da sogno ma attenzione al vento che scopre tutto ed infine menzione d'onore per Uma Thurman con un abito giallo giallissimo che avrebbe fatto impallidire anche un albero di limoni ma alla Uma donava proprio. 

Quindi i gradini del podio per i migliori abiti sono già stabiliti:


1) Blake Lively: quattro outfit davvero da sogno. Difficile scegliere il migliore ma voto l'abito numero 2, leggermente superiore del 4 che faceva molto effetto principessa ma forse un po' troppo-qualcosa ma senza essere pomposo visto che le linee erano molto decise e pulite. Gli stilisti che hanno vestito la fortunata moglie di Ryan Reynolds sono (sempre in ordine, che la precisione è una cosa importante nella vita): Chanel Couture, Gucci, Giambattista Valli Haute Couture e Gucci. Insomma 3 maison di poveracci, roba che era difficile sbagliare abito anche ad occhi chiusi. Abito preferito della sottoscritta, quindi (repetita iuvant), il numero 2, anche merito della splendida trecciona bionda sfoggiata da Blake. Ben fatto, girl.


2) Jessica Chastain: c'è stato un momento in cui sta Jessica è diventata volto noto. E io probabilmente non ero collegata su queste frequenze. Sta di fatto che questo bel visino ha sfoggiato tre abiti molto carini. Con Ellie Saab Couture è difficile sbagliare e l'abito infatti ha mandato in adorazione tutti i fotografi e le fashion blogger (quelle serie ovviamente, non la sottoscritta che lo fa tanto per il gusto di aprire bocca e blaterare). Sto abito viola è talmente bello da far esclamare: "Voglio anche io questo vestito di Ellie Saab". Le occasioni per mostrare al mondo un abito del genere sono moltissime: mentre si va al lavoro il lunedì alle 8.00, mentre si cucina le lasagne la domenica mattina ed infine direi che è ottimo anche per un'oretta di jogging. A parte le idiozie, vestito magnifico da indossare solo ed unicamente in eventi del genere, per gente che può. Secondo abito blu, blu, blu come il profondo mare firmato Atelier Versace, spacco vistoso e meraviglioso per la carnagione di Jessica che a quanto pare ama molto i vampiri. Al photocall di "The Disappearance Eleanor Rigby" Jessica ha sfoggiato delle scarpette abbastanza inguardabili per i miei gusti ma abito davvero carino. L'abitino corto che vi fa esclamare: "Questo lo posso trovare in versione farlocca da H&M" in realtà è firmato Alexander McQueen. Abito preferito ovviamente l'1.... Perché sognare è sempre bello.

3) Uma Thurman: si è palesata al Festival di Cannes solo sul finire ma... che stile! La Uma ha sfoggiato uno scollatissimo abito che fa molto "7 veli e anche di più" giallo, giallo, giallo e che più giallo di così non poteva essere. Atelier Versace ancora una volta vince e stupisce, certo quando la "materia prima" è Uma Thurman magari anche un sacco di juta sarebbe risultato una figata, ma.... I don't care. Abito ancor più meraviglioso quello mostrato da Uma per la cerimonia finale (e conseguente red carpet). Marchesa propone un vestito cucito su Uma Thurman e con molti particolari interessanti (Vedere foto qui sotto gentilmente rubata a: http://thefashion-court.com/tag/cannes-2014/). Il particolare non è Tarantino che fa il provolone ma tutto l'intaglio del vestito (si potrà dire intaglio per un vestito?!?). Abito preferito il numero 2 perché l'1 davvero starebbe bene solo ad una come Uma Thurman, quindi meglio mantenere un minimo di piedi saldi a terra.... Ma anche il bianco non è mai una scelta troppo facile, anzi. Si tratta di scelte difficili, signori.


GLI ABITI DA DIMENTICARE IMMEDIATAMENTE, PER EVITARE INCUBI 

Dopo aver sognato con questi meravigliosi vestiti... Passiamo alle oscenità.

 

1° Irina Shaky: Per un giallo riuscito bene, ecco un giallo riuscito male. Irina Shayk sbaglia tutto e con lei Atelier Versace (ma che cosa mi combini?!). Dal cappuccio in testa passando per questa gonna-coda-tuttascosciata fino al corpetto sotto orrendo. Non c'è una cosa che vada in questo abito e se non va indossato da una top model... è tutto dire! 


2° Freida Pinto: Freida Pinto a quanto pare voleva occupare tutto il red carpet. Il vestito è firmato Oscar de la Renta. Non saprei da dove partire nella critica, mi sembra di sparare sulla Croce Rossa. Pomposo in modo sbagliato, già era esagerato di suo, ci mancavano pure gli orpeggi e le decorazioni. NB: L'abito è stato riutilizzato come tenda del Teatro alla Scala. Big Big No.


3° Julianne Moore: Julianne Moore sorride con classe vestita in Chanel Couture, ma francamente l'abito è un facepalm. Non è così "struzzoso" come quello della bionda Chloe ma è così "insaccato" che merita una posizione anche peggiore. Julianne, brava e pure di classe, solitamente, ma... Abito Big No.

  

4° Marion Cotillard: Marion Cotillard a me sta molto simpatica, così a pelle, e la trovo anche caruccia. Magari è una stronza inenarrabile ma fa nulla, si sa che fondo la mia esistenza su convinzioni non verificate. Marion ha sfoggiato due abiti francamente osceni a Cannes 2014 ma poi si è riscattata con questo Christian Dior so cute: http://www.becauseiamfabulous.com/wp-content/uploads/Marion-Cotillard-in-Christian-Dior-LHomme-QuOn-Aimait-Trop-2014-Cannes-Film-e1400713832907.jpg Dopo l'abito a bottoni e caramelle che evito di commentare, nella top delle peggiori ci finisce questo abito qui sopra firmato da Dior Couture. Il davanti non era manco malaccio, a parte la coda penzolante. Il dietro è è è... Io non me lo so proprio spiegare.


5° Chloe Grace Moretz: la ragazzina bella è bella ma l'abito piumato, dove è chiaro che uno struzzo è stato spennato... anche no. Chloe, bellezza di mamma, anche Chanel ogni tanto può sbagliare. Non lasciatevi ingannare, Chloe lo porta anche "benino" questo discutibile vestito... ma è davvero un Big No.

Gli abiti di Hofit Golan, Elena Lenina, Valeria Marini, Eva Longoria, Rosario Dawson giusto per citarne solo alcune sono talmente incommentabili e inguardabili che non meritano di essere neanche nella classifica delle peggiori. Bisognerebbe fare una sezione a parte.
Chloë Grace Moretz
Chloë Grace Moretz

martedì 11 marzo 2014


Niente, c'ho provato, ma essere costante non mi riesce proprio. Siamo brevi (plurale maiestatis) che nelle premesse mi ci annego sempre. Ho deciso di ritornare con un post riassuntivo inzuppato di commenti random, non si parla di pilot, non si parla di una serie in particolare, sarà tutto un grande minestrone telefilmico. Random puro ma organizzato. 

Detto questo passiamo alla prima parte di estemporanee random che riguardano... udite udite...

IL 13 APRILE RITORNA MAD MEN

Non sono assolutamente pronta per la prima parte della stagione ma, se dimentico il fatto che sarà l'ultima, non vedo l'ora. Non vedo l'ora di potermi immergere ancora una volta nella pura bellezza telefilmica.



Ma passiamo oltre:

  • Vikings: è ritornato Vikings e le mie bestemmie hanno già raggiunto livelli impensabili. Nelle mie previsioni ideali c'è un post solo su Vikings e solo sulla seconda stagione ma al momento mi viene sono da dire "Lagherta dove sei?! Ritorna per noi!" #TeamLagherta. A parte il momento di fangirlismo puro, Vikings è un ottimo prodotto che fa scatenare reazioni inconsulte.
  • True Detective: ho iniziato l'elenco puntato con Vikings solo per non essere banale (e perché i momenti fangirl hanno sempre la precedenza) ma ovviamente la protagonista degli ultimi mesi può solo essere lei. Non avete ancora visto True Detective? Recuperate 8 puntate che vi faranno tirare fuori dall'armadio tutti i vostri premi trovati nelle patatine da devolvere a Matthew McConaughey, perché un Oscar assolutamente non basta. La qualità mostrata da True Detective al momento non ha eguali (e pochissimi competitors). Da recuperare assolutamente senza lasciarsi annebbiare da una lentezza perfettamente studiata. 
  • House of Cards: siamo alla stagione 2 e Kevin Spacey viene voglia di abbracciarlo come un nonno perfido e cattivo, ma a cui comunque, nonostante tutto, gli si può solo voler bene. HoC si dimostra magnifica, una perla non solo "politica", non solo a livello di trama ma soprattutto (ancora una volta!) per l'interpretazione. Kevin Spacey è il re indiscusso ma un grande uomo ha sempre bisogno di una donna forte al proprio fianco ed ecco una splendida Robin Wright che non sfigura mai accanto a Spacey ma anzi, in alcuni momenti, gli ruba addirittura la scena.
  • Banshee: l'anno scorso Banshee era un guilty pleasure. Era caciarona, goliardica, ironica, semplice. Vedevi Banshee e staccavi il cervello per quei 45 minuti ma la qualità era altrove. Quest'anno Banshee sta sfoggiando una stagione con le contropalle. Certo, non sarà mai una serie tv dove la forza numero 1 su cui puntare è una trama solida. Ma i personaggi di Banshee ti si appiccicano addosso anche se quasi li prenderesti a martellate sui denti. Banshee quest'anno è stata una sorpresa forse ancor più della prima stagione. Ha sfoggiato una regia davvero ottima. Ha sfoggiato una trama sicuramente non complessa ma interessante da seguire. E poi diciamolo, gli scazzottamenti di Banshee sono tra i migliori del panorama telefilmico attuale. 
  • Suits: è ritornato anche Suits (qualche giorno fa) ma posso solo dire di avere belle speranze. Non ho ancora avuto tempo per la sua visione. Suits, non deludermi e soprattutto più Donna, grazie. E magari Donna ed Harvey anche, che non guasta mai.
  • The Americans: la seconda stagione è appena incominciata e già promette grandi cose. Diamogli tempo e nel frattempo vietato il bacon. Imparate da Paige, mai aprire quella porta.  
  • Inside No. 9: la prima puntata non è piaciuta probabilmente solo a me su tutta la faccia della terra ma con la seconda stavo già sacrificando un agnello in nome di questo gioiellino inglese. Mi ricorda tanto il percorso di Utopia lo scorso anno, pur essendo di due generi completamente diversi. Ironia, risate, perplessità, riflessione, c'è genialità in questa serie.  


Purtroppo sarebbe bello che tutte le serie tv fossero come quelle sopra elencate ma invece no. Invece c'è stato molto "rumore" (per essere delicata) in giro in questi mesi, per ora nulla a che vedere con la qualità proposta l'anno scorso (a parte l'eccezione di True Detective). Potete già buttare nel cestino ancor prima della visione: Mixology, Looking, Enlisted, Star Crossed, Black Silas e tanti altri già dimenticati (la lista era molto, molto lunga ma la mia memoria purtroppo no). Una possibilità a Reign va data solo se amate il trash e volete vedere la sosia di Nina Dobrev teenager in azione. Mind Games è ancora un punto di domanda, concediamogli la seconda puntata. Due consigli per "una serata senza troppe pretese": Rake e The Crazy Ones. Regalano qualche sorriso (risata è troppo, non esageriamo) ma tutto il contesto creato è sicuramente piacevole senza essere esaltante. 

Nei prossimi giorni sui piccoli schermi (alcuni sono già andati in onda ma il mio risicato spazio telefilmico ne risente) vedremo: From Dusk Till Dawin, Resurrection, The Red Road, The 100, Believe, Crisis e sento già odore di cestino immediato. Su Believe ho letto così tanti commenti entusiasti che giuro, ho ricontrollato 4 volte la puntata per vedere se era davvero quella reale. Purtroppo lo era. JJ Abrams, io non so quando di preciso tu sia caduto dal seggiolone ma dopo Lost, Revolution, Almost Human, Alcatraz (e tante altre che non nomino solo per decenza) non ti pare di aver già ucciso tutte le speranze degli esseri umani di credere ancora che tu sia in grado di realizzare una serie tv ben fatta? Son sempre più convinta che Fringe in realtà sia stata una idea solo di Alex Kurtzman e Roberto Orci e JJ Abrams si sia incluso perché avanzava spazio nelle info della serie e lo spazio bianco pareva brutto. Altrimenti non si spiegano le cocenti delusioni che Jeffrey Jacob continua a sfornare.

domenica 19 gennaio 2014

Dallas Buyers Club è il film che stavo aspettando da una vita.  


Non sono per nulla ben informata sulla carriera di Matthew McConaughey e, ahimé, mi sono persa il momento in cui è diventato così dannatamente bravo. Però, sono sicuramente meglio informata sulla carriera di Jared Leto che, io sostengo da sempre, dovrebbe dedicarsi maggiormente alla carriera cinematografica. Non per niente due dei miei film preferiti di sempre sono "suoi": Requiem For a Dream e Mr.Nobody. Ma passiamo a Dallas Buyers Club. Non sarà una recensione """professionale""". Non ho né la voglia né le competenze per farlo, anche perché quando si parla di serie tv sono un tantino più informata... sui film vado tutto a sensazione. Mi mancano film cult, mi mancano ultime uscite, recupero i film a casaccio, secondo il mood del momento. Sono praticamente un disastro quando si parla di cinema ma, ogni tanto, ho i momenti di passione pura come questo. 


Iniziamo con il dire che Dallas Buyers Club è un film bellissimo nella sua sconvolgente e sanguinante sofferenza. E' un cazzotto dritto in faccia e, appena riesci a riprendere fiato, ti arriva un altro pungo nello stomaco. E' bello come me l'aspettavo, è distruttivo come me l'aspettavo. Non mi dilungherò sulla trama, esiste sempre Wikipedia, ma Matthew McConaughey e Jared Leto hanno compiuto una trasformazione allucinante: qui si parla venti/trenta chili persi. D'altra parte era necessario, d'altra parte sono pagati un sacco di soldi, direte voi, ma io aggiungo che comunque sia non è facile. Non è facile mettersi alla prova con film del genere. Da sempre adoro gli attori estremisti, quelli che pur per impersonare al meglio un personaggio stravolgono la loro vita per riuscirci al meglio. Non è da tutti, assolutamente non è da tutti. 


Il regista Jean-Marc Vallée ai miei occhi è un perfetto sconosciuto. Prometto di recuperare la sua filmografia. Quindi, non ero influenzata da un amore proprio per il regista, se mai per Jared Leto che non sbaglia un colpo, quando sceglie i film dove prendere parte. Brevemente, la pellicola è ispirata ad una storia vera (ISPIRATO... non copiato, non seguito alla lettera.... ispirato) e si svolge nel 1986 in Texas. Ron Woodroof, texano duro e volgare, intepretato da McConaughey, scopre di avere l'HIV quindi decide di curarsi in modo "alternativo". Ron incontra Rayon, interpretato da Jared Leto, un transessuale sieropositivo. Woodroof, cowboy texano profondamente omofobo, inizia ad allargare i propri orizzonti mentali e grazie a Rayon e la dottoressa Eve Sacks (Jennifer Garner) riuscirà a resistere e vivere molto più tempo (sette anni) rispetto ai 30 giorni diagnosticati inizialmente dai medici. 



Il film è una critica alla medicina, sicuramente, ma il filo conduttore, secondo me, è proprio l'esistenza. Come ti comporteresti se hai solo 30 giorni da vivere? Come agiresti? Cosa faresti? Il film è stato presentato al Toronto International Film Festival 2013 accolto dall'applauso generale (gente che se ne intende). E' candidato agli Oscar.... e io ovviamente voterò mentalmente per lui, con tutte le mie forze. Dei film nominati (e mi baso solo sulla categoria Miglior Film) ne ho visti davvero pochi: l'orrendo American Hustle (qualcuno un giorno mi spiegherà qual è il senso del film perché io ho provato solo noia. Profonda, profondissima noia), il piacevole Captain Phillips ma... non capisco sinceramente cosa ci faccia li in mezzo e praticamente basta. Gli altri non li ho ancora visti. 


Bisogna sempre diffidare dei premi ma Matthew McConaughey, come miglior attore protagonista, e Jared Leto, come miglior attore non protagonista, non hanno mai meritato un premio così tanto. C'è tutta la passione che serve nel svolgere il proprio lavoro al meglio, in questi due attori e nell'interpretazione regalataci. 

Mi sono un minimo documentata sulle altre recensioni e la maggior critica compiuta verso il film è che McConaughey ruba così tanto la scena che gli altri attori spariscono. Critica secondo me completamente immotivata. Dallas Buyers Club è la storia di Ron, non è la storia di un accozzaglia di attori buttati a casaccio (American Hustle mi leggi?). Jared Leto interpreta un personaggio particolare che ruba la scena il giusto. Ci sono momenti nel film in cui la scena è sua, è di Rayon, non è di Ron. Jennifer Garner ci prova a reggere il passo, ha un sorriso bellissimo e dolcissimo che comunque t'impedisce di criticarla troppo ma, è doveroso dirlo, non regge il passo di Matthew e Jared. Sono lontani anni luce. Il film ha personaggi giusti, un numero molto esiguo di personaggi centrali ma è giusto che sia così. Non è un film "corale", è un film che ha come protagonista la malattia; una malattia che divora, che uccide la mente, prima ancora che il fisico. 


Ci sarebbe molto da dire sulla sperimentazione medica ma lo lascio fare a chi di competenza. Concludo dicendo che Dallas Buyers Club è un film forte, un film dannatamente forte come non ce n'erano da un po' di tempo. E' un film che pur nella sua profonda e sempre esposta crudeltà riesce sia a far sorridere, in alcuni momenti, sia a commuovere. Perché si arriva alla fine con gli occhi bagnati dalle lacrime. 


E' un film dove il protagonista è il dolore. Un dolore che riesce a materializzarsi, che assume quasi forme fisiche, forme reali. E' un film che non lascia indifferenti, non può lasciare indifferenti. Anzi, è un film profondamente devastante, che ti fa riflettere, che ti entra nelle viscere, che ti espone. 

Ci vuole coraggio nel produrre un film simile. 
Ci vuole coraggio ad approcciarsi alla sua visione.

E' un film reale, mozzafiato, doloroso, "materiale". E' un film che inevitabilmente sconvolge, che inevitabilmente ti lascia silenzioso e pensieroso. E' un film recitato così bene che ogni tanto ti viene voglia quasi di applaudire, anche se la pellicola non è ancora terminata. E' un film che probabilmente è troppo avanti per prendere qualche misera statuetta ma personalmente ha già vinto tutte le statuette del mondo, almeno per quest'anno. 

Jared Leto e Matthew McConaughey, regalateci più spesso film del genere. 


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